Vittorio Sgarbi: “Non si chiuda l’Archivio di Stato di Sulmona”.

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Non si chiuda l’ Archivio di Stato di Sulmona, “non importa per ciò che serve, ma per ciò che testimonia”. E’ Vittorio Sgarbi, fra altri intellettuali che sono scesi in campo in favore dell’ Archivio storico della cittadina abruzzese evidenziando l’importante valore storico della stessa Istituzione, un vero e proprio “tassello” di quello Stato che non può permettersi il lusso di abbandonare, prevalentemente per motivazioni economiche o amministrativo, le proprie “periferie”.

“Il silenzio dell’Amministrazione comunale di Sulmona sulla ventilata chiusura dell’Archivio di Stato – a detta di Sgarbi –  come questione che non pertiene alle responsabilità civiche, è un grave segnale di difetto di prospettiva politica e culturale. L’accentramento dell’Archivio di Stato a L’Aquila non è di per sé una misura negativa per lo Stato che può accentrare o decentrare, ma proprio per la comunità di Sulmona che non può rinunciare a un simbolo di identità e di orgoglio cittadino. Perché i simboli e la consapevolezza delle proprie tradizioni sono fondamentali per una città, che non voglia essere sottomessa, e rivendichi la propria storia.”

Alla luce della dignità storica e culturale di Sulmona, evidenza fra l’altro Sgarbi “ la battaglia oggi è soprattutto politica, per non cedere alle prepotenze ministeriali indifferenti al destino di Sulmona”. Come ricordano gli storici, fu Federico II per primo a promuovere la città della Marsica a capitale politica e sede della curia di una ampia provincia dello Stato. La cittadina, infatti, ospitò anche la sede del giudistizierato, di uno studio di diritto canonico almeno importante come quello di Napoli.

“Rilevatrice, inoltre – osserva Sgarbi – la disposizione per cui delle sette fiere annuali che si tenevano in sette città del Regno la prima che si svolgeva era quella di Sulmona dal 23 aprile all’8 maggio. Alla fine del XII secolo, Sulmona visse la vicenda del papa dimissionario fra  Pietro del Morrone, Celestino V. Oltre alla vicenda più nota occorre ricordare l’istituzione a Sulmona della congregazione monastica degli eremiti di San Damiano poi detti Celestini”.

 Come ricorda lo Storico dell’ arte, Nel Rinascimento Sulmona crebbe con il simbolico palazzo dell’ Annunziata, vin nacque la Scuola Orafa Sulmonese, vi si svilupparono l’arte della stampa, grazie ad Ercole Ciofano che editò, fra l’altro, varie opere di Ovidio.

Nel periodo fascista lo stesso Archivio fu chiuso dal Regime che sentiva la necessità di vendicarsi di una sommossa del 1929 e per la sua riapertura si ebbe nel secondo dopoguerra. Alla luce di tutte queste cose, come osserva Sgarbi, la sottrazione dell’archivio di Sulmona “una umiliazione che la città non può sopportare nella sua costituzione democratica”.

Francesco Rizza

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