SPECIALE: Eccellenze calabresi: I siti bizantini calabresi candidati patrimonio UNESCO

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SPECIALE: Eccellenze calabresi: I siti bizantini calabresi candidati patrimonio UNESCO

La “tentative list” UNESCO è il primo passo per candidare un sito a Patrimonio Mondiale, garantendo pianificazione, studi, tutela e coerenza con le priorità nazionali.
Essere inseriti nella lista aumenta la legittimità del sito e facilita finanziamenti, collaborazione tra enti e coinvolgimento delle comunità.
I siti UNESCO rappresentano valori culturali e naturali unici, fondamentali per identità, educazione, ricerca e biodiversità. Per le città, il riconoscimento porta prestigio internazionale, turismo sostenibile, sviluppo economico e rigenerazione urbana, e la Calabria deve rafforzare gestione, promozione e partecipazione locale per competere efficacemente nel ricco panorama culturale italiano.
I Bizantini — eredi dell’Impero romano d’Oriente e di lingua greca — giunsero in Calabria nel VI secolo, portando con sé una raffinata cultura religiosa, artistica e amministrativa. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la regione divenne terra di incontro fra popoli: Longobardi, Arabi, Normanni, ma soprattutto dei Romei (romani d’oriente), protagonisti di quella che è considerata la “seconda colonizzazione greca”.
L’iconoclastia e le tensioni religiose spinsero qui numerosi monaci basiliani, fondatori di una rete straordinaria di laure, cenobi e abbazie rupestri che modellarono la spiritualità del territorio.
Per oltre cinque secoli la Calabria fu parte integrante dell’Impero bizantino, con il Ducato di Calabria e la capitale a Reggio, assumendo proprio allora il coronimo che ancora la identifica.
L’eredità bizantina lasciò tracce profonde: architetture come la Cattolica di Stilo, San Marco a Rossano, il Battistero a Santa Severina, il Patire a Bivongi e la Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta a Gerace; una tradizione liturgica greco-ortodossa; un tessuto culturale che saldava eredità romana, grecità e cristianità orientale.
Fu un tempo di conflitti — con Longobardi, Arabi e poi Normanni — ma anche di rinascita, riorganizzazione amministrativa e diffusione del sapere.
I Bizantini non furono un semplice passaggio: furono una radice. Una matrice identitaria che ancora oggi affiora nei luoghi, nei culti e perfino nei nomi della nostra terra. Buona lettura Gianni De Simone – ideatore de ‘il CalabrOne’

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