Sibaritide “Patrimonio immateriale dell’ Unesco”. Perché no?

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“Riconvertire la Piana di Sibari ad eccellenza artistico-storico- culturale, significherà assistere all’interruzione di un ciclo e all’apertura di una epoca nuova, di un divenire rigoglioso che potrebbe interessare le nostre nuove generazioni, spingerle alla ricerca ed allo studio in loco, fare rete verso una diversificazione dell’eccellenza, agganciarli a questa terra che ha fame di menti meravigliose”.


È questo il pensiero di mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, in merito alla proposta di candidatura dell’area di Sibari a patrimonio Unesco da parte del sindaco Giovanni Papasso. “In questo cammino” verso il “giusto riconoscimento”, ha scritto mons. Savino, la diocesi che ho la gioia di guidare, sarà sempre in apertura, come scuola di rispetto, vocata alla promozione dell’eccellenza, del dialogo e dell’accoglienza”. “La cultura, per me, ha aggiunto il presule, sarà sempre la realtà che unitamente all’amore eccedente per l’altro, arricchirà i deserti interiori e porrà radici salde, nel terreno della vita, come quei semi di senapa che sono diventati, arbusti vigorosi”.


Quella di Sibari è la storia di una città che, almeno nell’antichità, seppe rialzarsi da crisi pesantissimi. Distrutta dai Krotoniati che vollero cancellarla definitivamente dalla storia deviando il corso del fiume Crati per sommergerla, Sibari rinasce, più bella e sfarzosa di prima, con un nuovo nome, Turi, e un grande urbanista, Ippodamo di Mileto, che ne disegnò la pianta: un modello di ordine e razionalità costruttiva che costituisce un riferimento fondamentale per i piani urbanisti contemporanei. Nel primo secolo dopo Cristo, come attesta Petronio nel suo “Satirycon”, la cittadina era ritornata alla propria nota opulenza.


Era il 16 febbraio 2013 con un evento spettacolo che ebbe tra i suoi ospiti principali l’attore Massimo Ghini, fu firmata per la prima volta la candidatura della Sibaritide a patrimonio dell’ Unesco ed il parco archeologico di “Torre Cavallo” era stato da poco sommersa dai fanghi del Crati esondato per le violenze subite dagli uomini.

“Salvare Sibari è la nostra priorità – spiegava già allora Angelo Argento, promotore dell’iniziativa – Abbiamo una enorme infrastruttura immateriale che va da Taranto a Metaponto passando da Sibari per finire a Taormina. La fruizione di questi beni che costituiscono la Magna Grecia d’Italia deve essere il nostro imperativo”. A distanza di sette anni, quando il Parco archeologico è ritornato fruibile ai propri visitatori, la proposta ritorna attuale, con il suo carico di positività.
Francesco Rizza

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