Senza assembramenti la festa della Madonna della Montagna. Il 2 settembre a Polsi “la festa delle feste mariane”

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Sospesa in quest’estate da covid la festa della Madonna della Montagna di Polsi, frazione di San Luca che avrebbe dovuto svolgersi il prossimo 2 settembre.  Quella di Polsi è la “festa delle feste mariane” in terra calabrese, quella che maggiormente emozione e che per la processione notturna ha sempre radunato numerosi fedeli, alcuni dei quali provenienti anche dalla vicina Sicilia.

“Non sono più una novità – ha scritto  negli scorsi giorni mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri e Gerace – le disposizioni sull’igenizzazione dei locali chiusi, sul distanziamento sociale e sull’uso della mascherina con divieto di ogni forma di assembramento. Tutto questo porta inevitabilmente a vivere diversamente le celebrazioni in onore della Madonna della Montagna ed a seguire particolari accorgimenti nell’accedere al Santuario. A nessuno è vietato accedere in forma privata al Santuario o a piccoli gruppi e comunque sempre nel rispetto del distanziamento. Fatelo preferibilmente nei giorni feriali o nelle domeniche, comunicando al Rettore la vostra presenza”.

In una Calabria dove il Cristianesimo è, a causa del sostrato greco ortodosso eredità della dominazione bizantina, prevalentemente “mariano” anche quella di Polsi come quella di Laurignano (Cs) e quella crotonese  di Capocolonna una Madonna greca.  Proprio come a Crotone la Madonna della Montagna sarebbe arrivata dal mare.

 La leggenda di questo momento di fede  narra che nell’anno 1111, a Bagnara, alcuni pescatori intenti a tirare le reti, scorsero in mare una barca con due ceri accesi. Tirata a riva, venne rinvenuta a bordo una statua della vergine. I pescatori decisero di portare la  statua  verso i monti per custodirla in un tabernacolo. Aggiogati un paio di buoi si diressero verso l’Aspromonte, ma dopo essersi accampati per la notte, il mattino dopo, si accorsero con stupore, che la Statua era scomparsa. Ogni tentativo di ritrovarla fu invano.

Era in  1144 quando in località Nardello da un pastore di Santa Caterina D’Aspromonte  un pastore di Santa Cristina d’Aspromonte alla ricerca di un giovenco che si era perduto, lo trovò inginocchiato presso un   che dissotterrava una croce di ferro. Allora la statua mariana sarebbe riapparsa con la richiesta di una chiesa “per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi”.

I pellegrini che giungono al Santuario, esprimono la loro devozione con canti e tarantelle che precedono e seguono la celebrazione della messa.  “L’occhio vede confusamente . – scriveva sul pellegrinaggio di Polsi Corrado Alvaro – andare un popolo che ha comuni i bisogni e di intenti, perdersi sotto gli alberi delle profonde cascate, procedere lentamente per le serpentine delle montagne”.

“Nella valle, sulle strade, sulla piazza – aggiungeva il più noto dei figli di San Luca – sembrano tutti morsi dalla tarantola: si balla sfrenatamente ovunque al suono delle zampogne e tamburini. Ubriachi e vecchi che si scuotono goffamente, giovani che riducono la danza ad una serie di salti, d’inchini. di genuflessioni, di baciamani, di grida selvagge,  che tenendosi i lembi della giacchetta corta con presunzione di galanteria, fanno i maestri di danza”.

 Ed ecco riaffiorare in questa ritualità    il sostrato greco con un richiamo al culto in onore di Demetra dea della terra e di sua figlia Persefone dea dei cereali che, oltre che dalle danze erano caratterizzate dallo svolgersi nelle ore notturne. Quest’esteriorità, almeno per quest’anno sarà sospeso; aspettando tempi migliori e, magari, con una riscoperta di quell’interiorità che è l’aspetto più bello di ogni rapporto, di un rincontrarsi, di una festa religiosa.

Francesco Rizza

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