Scrittura e cervello: un dialogo antico – Gli indici grafologici di invecchiamento cerebrale

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L’indagine, condotta dalla D.ssa Carmensita Furlano – 

La scrittura, gesto quotidiano solo in apparenza semplice, rappresenta in realtà una delle più raffinate espressioni dell’attività neurofisiologica umana. Nel tracciato grafico si intrecciano memoria, coordinazione motoria, capacità cognitive, equilibrio emotivo e armonia del rapporto mente-corpo. È proprio su questo presupposto che si fonda il recente studio scientifico presentato al 68° Congresso Nazionale SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) 2023, successivamente discusso alla AAIC – Alzheimer’s Association International Conference di Philadelphia 2024, e pubblicato nel 2025 su The Journal Alzheimer’s & Dementia e sulla rivista di divulgazione scientifica Salute33.

L’indagine, condotta dalla D.ssa Carmensita Furlano, grafologo professionista e specialista in grafopatologia, ha esplorato le potenzialità della grafologia clinica nello studio dell’invecchiamento cerebrale, mettendo in luce come le alterazioni del gesto scrittorio possano rivelare differenti gradi di decadimento cognitivo.

Scrittura e cervello: un dialogo antico

Il rapporto diretto tra cervello e mano è oggetto di studio sin dal 1611, grazie ai contributi di tre medici italiani, P. Aldorisio, C. Baldi e M. Aurelio Severino, considerati tra i padri storici della grafologia. La scrittura, infatti, registra in modo permanente i processi interiori del soggetto e costituisce un prezioso indicatore dello stato neuropsicologico della persona.

Nell’anziano, il progressivo indebolimento del controllo del sistema extrapiramidale può compromettere la prestazione motoria, in particolare quella grafica. I dati osservati mostrano una riduzione della coordinazione e della destrezza, una compromissione dei movimenti alternati del polso (disdiadocinesia) e una generale diminuzione della velocità esecutiva, soprattutto nello scrivere.

Lo studio: metodo e campione

La ricerca è stata sviluppata attraverso l’arruolamento volontario di cinque anziani, di età compresa tra i 60 e gli 80 anni (tre donne e due uomini), quattro dei quali afferenti al Centro Neurologia-SLA di Serra Spiga, ASP di Cosenza, con il supporto del direttore R. Bruno Bossio, del geriatra Peluso e della logopedista Redavide.

Ogni partecipante è stato sottoposto a:

  • valutazione multidimensionale geriatrica;
  • visita medica specialistica;
  • esami strumentali;
  • prova di scrittura standardizzata.

La frase scelta per l’analisi è stata: “io respiro il dolce profumo dei fiori”. Su questo campione scrittorio è stata effettuata un’analisi in cieco, applicando il metodo razionale logico-scientifico di Padre Girolamo Moretti (1914), integrato con principi di fisica e neurofisiologia del gesto grafico.

L’osservazione si è concentrata su tre livelli fondamentali:

  1. Dominanti grafiche del contesto
  2. Categorie segniche principali
  3. Sub-strutture grafiche

I risultati: i segni del decadimento cognitivo

I risultati hanno evidenziato, nei soggetti affetti da deficit cognitivo o demenza, numerosi segni di alterazione del tracciato: irregolarità pressorie, rallentamenti, perdita di fluidità, aumento dello sforzo motorio e compromissione dell’armonia generale del gesto. Tutti elementi che riflettono un deterioramento in atto o in evoluzione dei processi cognitivi.

Di particolare interesse il confronto con l’unica persona anziana risultata “sana”, la cui scrittura ha mostrato invece:

  • memoria a lungo termine efficiente;
  • capacità di collegamenti logici;
  • precisione nella conservazione e rievocazione dei dettagli;
  • buona energia esecutiva;
  • creatività e armonia formale.

Il tracciato scrittorio si conferma così come uno specchio fedele dello stato funzionale del cervello, capace di restituire non solo la qualità del movimento, ma anche la tenuta della struttura cognitiva.

Una frontiera per la prevenzione

Lo studio apre prospettive di grande rilievo sul piano clinico e preventivo. La grafologia specialistica applicata alla grafopatologia si propone come uno strumento non invasivo, utile sia per l’individuazione precoce dei segnali di decadimento, sia per il monitoraggio dell’evoluzione della risposta ai trattamenti sanitari.

In questo contesto trovano spazio anche la grafoterapia e la rieducazione del gesto grafico, già impiegate con risultati interessanti non solo nell’anziano, ma anche nei deficit aspecifici legati a patologie neurologiche e nei disturbi specifici della scrittura dell’età evolutiva: BES, DSA, autismo, disprassia, giftedness e comorbilità.

Il valore umano della ricerca

Il vero valore di questa ricerca risiede nella sua capacità di restituire centralità alla persona. La scrittura, prima ancora che segno, è gesto identitario, memoria del sé, continuità della presenza nel tempo. Osservarne le trasformazioni significa comprendere con delicatezza e rigore scientifico il percorso dell’invecchiamento, distinguendo il fisiologico dal patologico.

Per una terra come la Calabria, dove il tema dell’assistenza agli anziani e della prevenzione sanitaria assume un rilievo sempre più strategico, studi come questo rappresentano una preziosa opportunità di innovazione scientifica e culturale.

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