Schegge di umanità, Vito Teti ed il premio Crotone.

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…e alla fine del premio Crotone, in quella calda giornata di primavera del 2006, raggiungemmo il bellissimo ristorante del centro storico e c’erano Sergio Iritale (Presidente della Provincia di Crotone, ideatore del Festival dell’Aurora e del rinnovato Premio Crotone), Gaetano, Davide e tante altre persone e, mio Dio, c’erano Claudio Magris e Predrag Matvejevic’ ed io in mezzo a loro a parlare, a bere, ad ascoltare e a dire e a domandarmi come fossi arrivato lì.


Magris non è solo uno dei più grandi intellettuali e scrittori italiani, da anni proposto al Nobel, ma un grande affabulatore, un signore elegante e di spirito, che sapeva parlare di ogni cosa e poi c’era l’altro grande poeta e scrittore dell’Est europeo, Predrag Matvaejvic’, l’autore del celebre “Mediterraneo” (proprio con prefazione di Magris), un libro cult in tutto il mondo degli ultimi trent’anni, che sprizzava simpatia e si alzava andava a suonare al piano, poi prendeva il bicchiere ed erano brindisi con vini vari di Cirò e bocconi con pesce fresco di quel mare che suscitava mille discorsi.


Si passava dalla musica alla letteratura, dalla politica al Mediterraneo, e poi, ad un certo punto, fu bello e magico scoprire che Magris e Matvejevic (il primo avrebbe fatto la presentazione del mio “Quel che resta” del 2017 e Predrag aveva già presentato il mio “Il senso dei luoghi” del 2004) ed io avevamo un argomento in comune: il mare, le torri costiere, le incursioni turchesche, la paura delle popolazioni, gli scambi di prigionieri e di merci tra i popoli del Mediterraneo, e Uluccialì, che attraversava i nostri discorsi. Predrag conosceva a memoria le mille rotte e le mille imprese di Luigi Galeni, e Magris lo aveva fatto diventare uno dei personaggi minori del suo bellissimo romanzo “Alla cieca”.


Io conoscevo Uluccialì da sempre: il primo storico calabrese ad occuparsene era stato un erudito, giurista, religioso del mio paese, Gian Giacomo Martini, che, oltre a citarlo in “Consiliorum sive responsorum iuris..” (1635, da me ripubblicato con presentazione, in bella anastatica per i tipi Donzelli) aveva scritto una storia di Luigi Galeni andata persa, mai trovata. Peccato, dissero attenti e curiosi, Magris e Matvejevic’ e gli altri. Peccato, pensai io e per anni mi aggirai nelle biblioteche di tutta Italia e di Istanbul e nella moschea bellissima progettata da Sinon per Uluccialì.


E fu così che trovai non il libro, ma una sintesi fattane dal Martire, che è un documento veramente prezioso e fu così, quasi come premio alla mia tenacia, che mi trovai nella moschea di Uccialì, quando dopo secoli venivano spostate le sue spoglie ed io mi sentivo quasi un parente che presiedeva a quella pietosa riesumazione.


Raccontai questa vicenda in un saggio apparso del 2009, che citano nei loro libri su Uccialì di Enzo Ciconte e Mirella Mafrici, e che adesso è uscito, assieme ad altri documenti inediti, per i tipi di Adhoc (Vibo Valentia maggio 2021) e con il sostegno culturale del Sistema Bibliotecario Vibonese, con la splendida e integrale traduzione, con commenti e note, di Giacinto Namia e Caterina Ferro (con la collaborazione di due classiciste di Cosenza) e con saggi di Namia, Ferro, Domenico Teti e miei.

Soltanto grazie all’opera di tanti studiosi e all’impegno di alcune istituzioni, ho potuto curare e coordinare quella che sicuramente (come dicono Magris, che ho continuato ad incontrare in vari posti, tra cui Vibo Valentia-SBV, letterati, studiosi, giuristi, intellettuali coinvolti) è una delle iniziative editoriali e culturali più interessanti condotte negli ultimi anni nel territorio Vibonese. La lunga, paziente, puntuale opera di traduzione e di rilettura critica, purtroppo, non potranno essere apprezzate dal grande Predrag, ma noi abbiamo preso l’impegno che, dopo la presentazione a S. Nicola da Crissa, a Vibo, in altre città calabresi, Crotone.

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