SAN GIOVANNI IN FIORE: Gioacchino da Fiore, profeta del “Medioccidente”

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Si è svolta il 20 febbraio, nella sala didattica della Biblioteca del Centro Studi, la suggestiva conferenza dal titolo “Gioacchino da Fiore profeta del Medioccidente”, promossa dal Centro Internazionale di Studi Gioachimiti nell’ambito del ciclo “Le opere di Gioacchino da Fiore nella storia del pensiero occidentale”.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti del presidente del Centro, Giuseppe Riccardo Succurro. La relazione è stata affidata al prof. Giuseppe Lupo, ordinario di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, scrittore e saggista profondamente legato al Sud. Collaboratore delle pagine culturali de Il Sole 24 Ore, Lupo è autore di numerosi saggi e romanzi e vincitore di prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio Viareggio-Rèpaci, il Premio Selezione Campiello, il Premio Vittorini, il Premio Giuseppe Berto, il Premio Mondello, il Premio Giuseppe Dessì e il Premio Alassio-Centolibri.

Al centro della riflessione, la figura di Gioacchino da Fiore, riletta non soltanto come protagonista del pensiero medievale, ma come interprete profetico del nostro tempo. Per Lupo, il monaco calabrese incarna una visione capace di parlare al presente: è il profeta di una nuova dimensione umana che prende il nome di Medioccidente.

Nel suo saggio Medioccidente – Un’alternativa geografica, politica, culturale, Lupo osserva come, esaurite le illusioni del Novecento e dissolte le attese del nuovo millennio, l’Occidente si trovi in una fase di smarrimento. Da qui nasce l’esigenza di immaginare un altro modo di essere occidentali, consapevoli che qualcosa nel percorso storico si è incrinato, ma altrettanto convinti che non tutto sia perduto.

Il Medioccidente non è una regione da individuare sulle carte geografiche, ma uno spazio simbolico e morale: una soglia tra un Oriente non del tutto concluso e un Occidente non pienamente compiuto. Una frontiera ideale in cui cercare equilibrio tra New York e Gerusalemme, tra Istanbul e Gibilterra, tra Oslo e Tangeri. Un “continente morale” in cui ridefinire un patto tra gli uomini, fondato sulla memoria, sui legami comunitari e sul senso del sacro.

Attraverso un intreccio di letteratura e storia, antropologia e teologia, urbanistica ed economia, Lupo propone una civiltà alternativa capace di rispondere alla crisi contemporanea. In questa prospettiva, il pensiero di Gioacchino da Fiore si rivela straordinariamente attuale: la sua tensione profetica diventa chiave di lettura per un’epoca che fatica a immaginare nuovi orizzonti del vivere comune.

L’iniziativa, finanziata dalla Regione Calabria con risorse POC 2014/2020 (Azione 6.8.3 – 2025, Linea 2 – Progetti Culturali), conferma il ruolo del Centro Studi Gioachimiti come presidio culturale capace di coniugare identità calabrese e respiro internazionale. Una riflessione che, partendo dalla terra di Gioacchino, invita a ripensare le coordinate del nostro stare al mondo.

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