SAN GIOVANNI IN FIORE – 25 AGOSTO 1196: APPROVAZIONE ISTITUZIONI FLORENSI di Riccardo Succurro

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Il 25 agosto del 1196 il pontefice Celestino III scrisse a Gioacchino da Fiore per notificargli l’approvazione, data oralmente in concistoro, delle Istituzioni del nuovo ordine: “Trovandoti alla nostra presenza, o figlio abate, hai esposto con le tue presentazioni le istituzioni riguardo alla vita dei monaci e dei monasteri sottoposti al tuo cenobio”. Il tempo intercorso fra il primo insediamento di Fiore e l’approvazione del papa è rapido a riprova della stima di cui l’Abate godeva da parte di Celestino III.
Infatti, solo qualche anno prima, nell’autunno del 1188, Gioacchino scelse Jure Vetere come luogo della sua nuova esperienza spirituale.
Nella biografia la
“Vita del Beato Abate Gioacchino”, l’Anonimo monaco florense così descrisse questa scelta:
” …. Volle pertanto salire sui monti della Sila e cercare un luogo tra queste montagne freddissime, in cui potessero in qualunque modo abitare….Si diresse verso il luogo in cui Fiore confina con il fiume Arvo, nel tratto in cui sono circondati da alti monti.
Il luogo piacque ai suoi compagni…. Allora tornarono a Petra, che dicono Lata”. Nella primavera del 1189 “mentre regnava Guglielmo II e dappertutto era diffusa la pace, partirono di nuovo da Petra e si ritirarono fra le montagne in Fiore …. affinché in Nazareth fosse annunciato il nuovo frutto dello Spirito Santo, fino a che, a partire da quel luogo, il Signore operasse la massima salvezza su tutta la terra”.
Ebbe inizio un ” intenso esodo, mentre uomini in ogni modo provenienti alla solitudine di Fiore
popolavano il luogo”.
Dopo la morte di Guglielmo II, i camerari della valle del Crati cominciarono a molestare i monaci e Gioacchino andò a Palermo per incontrare il re normanno Tancredi che gli offerse il monastero benedettino della Matina. Gioacchino rifiutò argomentando la scelta delle
” gelide selve e delle asprezze dei monti , una terra remota dai piaceri della città….Il re tese la mano e, indotto dall’argomentazione della pia richiesta e dall’autorità del richiedente, concesse” il possesso di alcune terre demaniali circostanti al nuovo insediamento monastico e cinquanta salme di segale all’anno .
A Jure Vetere Gioacchino da Fiore costruì la Domus Mater del nuovo ordine monastico da lui fondato .
Il 21 ottobre 1194 l’imperatore svevo Enrico VI, marito di Costanza d’ Altavilla e padre di Federico II, ampliò enormemente la concessione del territorio donando
a Gioacchino da Fiore il Tenimentum Floris.
“In Flore iuditia tua cognoscuntur” divenne il motto dell’Ordine florense spiegato da Gioacchino nella Concordia del Nuovo e dell’Antico Testamento: “Ascendi con lo stesso angelo sul monte grande e alto, e allora potrai conoscere i profondi disegni che sono nascosti fin dai tempi più antichi per generazioni di secoli”.
Il progetto presentato da Gioacchino al papa è, secondo alcuni studiosi, ricollegabile alla tavola XII del Liber Figurarum,
la Dispositivo novi Ordinis (Disposizione del nuovo Ordine pertinente al Terzo Stato a somiglianza della Gerusalemme celeste).

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