ROMA – Ulisse e Cesare: la bussola morale dell’Intelligence repubblicana nel Premio Cossiga – martedì 17 febbraio, dalle 10 alle 13, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari.

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Il 17 febbraio 2026, nella cornice istituzionale della Camera dei Deputati, sarà conferita la sesta edizione del Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence, promosso dalla Società Italiana di Intelligence. Un riconoscimento che va oltre la celebrazione di singole figure e diventa occasione di riflessione sul ruolo dell’Intelligence come funzione strategica dello Stato e servizio pubblico essenziale per la democrazia.

L’edizione 2025 del Premio rende omaggio a due protagonisti emblematici e complementari della sicurezza nazionale: l’Ammiraglio Fulvio Martini e Francesco Cossiga. Due percorsi diversi, due stili apparentemente lontani, ma un’unica bussola morale. Ulisse e Cesare: l’intelligenza dell’anticipazione e quella della costruzione istituzionale, insieme a definire l’identità dell’Intelligence repubblicana.

La cerimonia si svolgerà martedì 17 febbraio, dalle 10 alle 13, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari. Ad aprire i lavori sarà Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera. Seguiranno gli interventi di Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence, e di Giuseppe Cossiga, presidente MBDA. Sono previsti gli interventi di Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR, e di Vittorio Rizzi, direttore del DIS. Le conclusioni saranno affidate a Gianni Letta, mentre il coordinamento sarà curato da Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos.

Fulvio Martini rappresenta l’Intelligence operativa nella sua forma più alta: osservazione, analisi silenziosa, capacità di cogliere i segnali deboli prima che diventino eventi. Dalla formazione nella Marina militare agli incarichi nel SIOS-Marina, fino alla direzione del SISMI, Martini sviluppò un metodo fondato su rigore, autonomia professionale e fedeltà all’interesse nazionale. La previsione della Guerra del Kippur e l’anticipazione del golpe contro Gorbaciov sono esempi di una mente capace di leggere in profondità il mutamento geopolitico. Alla guida del SISMI consolidò una struttura fondata su competenza, fiducia e rispetto delle istituzioni democratiche, dimostrando che efficacia operativa ed etica pubblica possono convivere.

Francesco Cossiga, invece, portò l’Intelligence al centro della riflessione politica e istituzionale. Da ministro dell’Interno, presidente del Consiglio e poi Presidente della Repubblica, concepì l’intelligence come strumento di indirizzo strategico e garanzia democratica. La riforma che portò alla nascita del sistema SISMI-SISDE e al rafforzamento del controllo parlamentare segnò un passaggio decisivo nella storia dei Servizi italiani. Le grandi crisi della Repubblica – dal caso Moro a Ustica, fino alla strage di Bologna – furono affrontate con l’idea che l’intelligence dovesse servire lo Stato, non il potere. Anche le celebri “picconate” vanno lette come tentativi di scuotere l’inerzia istituzionale e richiamare la classe dirigente a una responsabilità strategica più consapevole.

In Martini l’Intelligence è capacità di anticipare e agire con discrezione; in Cossiga diventa visione culturale e costruzione istituzionale. In entrambi, però, emerge un principio comune: l’interesse nazionale come bussola morale, la competenza come fondamento della legittimità, la discrezione come rispetto della democrazia.

Il Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence 2025 rinnova così un messaggio attualissimo: l’intelligence non è tecnicismo né esercizio di potere, ma servizio pubblico e responsabilità civica. In un’epoca segnata da complessità e incertezza, Ulisse e Cesare continuano a indicare la rotta.

 

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