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Ulisse e l’intelligenza dello Stato
Il lascito dell’ammiraglio Fulvio Martini e la visione culturale di Mario Caligiuri
L’Aula dei Deputati, gremita di ospiti e autorità, ha fatto da cornice a una cerimonia emozionante, densa di memoria istituzionale e visione strategica: il conferimento del Premio Cossiga per l’Intelligence alla memoria dell’ammiraglio Fulvio Martini, figura centrale nella storia dei servizi segreti italiani e autentica pietra miliare di un secolo di sicurezza nazionale. L’evento, scandito da interventi di alto profilo istituzionale, ha restituito con chiarezza il senso profondo dell’intelligence in una democrazia contemporanea: non potere occulto, ma infrastruttura silenziosa della libertà, chiamata oggi a misurarsi con nuove sfide tecnologiche, economiche e geopolitiche.

Il presidente Lorenzo Guerini ha sottolineato come i servizi di intelligence operino oggi in un contesto sempre più complesso, caratterizzato da sfide sia economiche che tecnologiche. Ha evidenziato la necessità di collaborazione internazionale, pur in presenza di una competizione globale, e ha rimarcato l’importanza della sovranità tecnologica come pilastro fondamentale per tutelare la democrazia. Guerini ha inoltre posto l’accento sull’evoluzione delle professionalità nel settore, con l’emergere di giovani esperti in intelligenza artificiale, fondamentali per affrontare le minacce contemporanee e garantire il libero arbitrio come infrastruttura critica della società.
L’intelligence tra memoria e futuro – Il direttore del DIS Vittorio Rizzi ha tracciato un affresco lucido del tempo presente, collegando le grandi fratture storiche attraversate da Martini — dalla fine della Guerra fredda alle crisi internazionali degli anni Ottanta — con l’attuale disgregazione dell’ordine liberale globale, l’aumento dei conflitti e la competizione tecnologica tra potenze. È emersa con forza una verità: la sicurezza oggi passa dalla sovranità tecnologica, dalla capacità computazionale, dalla difesa del dominio cognitivo e persino dalla tutela del libero arbitrio dei cittadini. In questo scenario complesso, l’intelligence resta presidio della democrazia e servizio allo Stato, fondato su professionalità giovani, cooperazione internazionale e rigoroso controllo istituzionale.
Fulvio Martini, visione oltre la Guerra fredda -Le parole di Gianni Letta hanno restituito la statura storica e umana dell’ammiraglio Martini: uomo di analisi e operatività, rigoroso custode dell’autonomia nazionale, capace di anticipare trasformazioni epocali come l’ascesa della Cina, la centralità della sicurezza economico-finanziaria e il conflitto informativo.
Martini seppe guardare oltre la fine della Guerra fredda, intuendo che la competizione futura si sarebbe spostata dai blocchi ideologici ai mercati, alle risorse energetiche e alla tecnologia. Una visione strategica che oggi appare straordinariamente attuale.
Il suo nome in codice, Ulisse, evocava non l’inganno ma l’intelligenza dello stratagemma: la capacità di salvare, proteggere, prevedere. In questa metafora si concentra l’essenza stessa dell’intelligence democratica.
L’eredità di Cossiga e la cultura dell’intelligence. Il premio dedicato a Francesco Cossiga richiama una stagione in cui la cultura dell’intelligence ha iniziato a uscire dall’ombra per diventare patrimonio pubblico di consapevolezza civile. Cossiga ne fece una passione politica e istituzionale, contribuendo a riformare strutture, linguaggi e percezioni. Quella stessa missione culturale continua oggi grazie a chi ha raccolto e sviluppato quell’eredità.
Al centro della giornata si è percepita con chiarezza la forza generativa del lavoro del professor Mario Caligiuri, ideatore del Premio e instancabile promotore della cultura dell’intelligence in Italia.
Il suo impegno non è soltanto organizzativo o accademico: è una vera opera civile. Caligiuri ha trasformato, come un architetto visionario, un’intuizione di Cossiga in un percorso strutturato di ricerca, divulgazione e formazione, contribuendo a restituire dignità pubblica a un settore troppo spesso frainteso.
In questa dedizione si coglie una passione autentica che suscita ammirazione e orgoglio: la consapevolezza che senza conoscenza non c’è sicurezza, e senza cultura dell’intelligence non c’è piena democrazia.
Le citazioni di significativa rilevanza ermeneutica del prof. Mario Caligiuri, a testimonianza di un intricato intreccio simbiotico tra le diverse dimensioni dell’esistenza, hanno messo in luce la profondità della nostra tradizione umanistica, un patrimonio culturale che continua a essere studiato e apprezzato in tutto il mondo. Esse non solo rivelano la capacità del professore di interpretare le complessità del sapere, ma sottolineano anche come ogni elemento della conoscenza si relazioni armonicamente con gli altri, generando un quadro di comprensione globale e integrato.
Commovente, infine, la testimonianza di Adriana Martini archeologa, che ha ricordato il padre attraverso la passione per la ricerca e la capacità di sintesi: le stesse qualità che accomunano l’archeologia e l’intelligence, entrambe discipline della conoscenza profonda.
Un’immagine autentica lasciata dalla cerimonia: l’intelligence come arte della comprensione, esercizio di responsabilità silenziosa, servizio alla comunità nazionale.
Il Premio Cossiga non celebra soltanto una memoria. Indica una direzione.
E nel nome di Fulvio Martini, Ulisse dello Stato, ricorda che vedere lontano è il primo dovere di chi protegge la democrazia.
L’evento è stato organizzato da Società Italiana di Intelligence
Sono intervenuti: Federico Mollicone (deputato, Fratelli d’Italia), Giorgio Rutelli (vice direttore dell’Adnkronos), Mario Caligiuri (professore e presidente della Socint), Lorenzo Guerini (deputato e presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, Partito Democratico), Vittorio Rizzi (direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), Gianni Letta (presidente dell’Associazione Civita), Adriana Martini.
Il premio consiste in un’ opera unica realizzata per l’ occasione dal maestro Gerardo Sacco consegnata dal presidente della giuria Gianni Letta alla prof.ssa Adriana Martini. Gianni De Simone ideatore de il CalabrOne.

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