Rifiuti solido urbani: meno Stato e più privati in Calabria per uscire dall’emergenza. E’ questa la cura migliore?

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“Mentre il resto d’Italia e d’Europa va avanti passando dalle discariche agli impianti di trattamento per incrementare l’economia circolare, in Calabria ci ritroviamo nuovamente a fare dei passi indietro, dettati da una situazione definita ancora una volta di emergenza, ma che è diventata normalità. La nostra Regione ha bisogno di un deciso cambio di rotta anche culturale che parta dalla riduzione della quantità di rifiuti prodotti”.

Erano i primi giorni dello scorso luglio ed Anna Parretta  presidente della “Legambiente” calabrese esprimeva le proprie perplessità su una delle maggiori problematiche della nostra Regione: quella dello smaltimento dei rifiuti solido urbani.  “I cittadini calabresi – spiegava – devono essere consapevoli che il nostro attuale modello di sviluppo è incompatibile con l’ambiente e con la tutela della salute e che, anche nelle scelte quotidiane è necessaria la massima attenzione”.

A distanza di alcune settimane, mentre l’emergenza non pare affatto rientrata e nel Crotonese la regione Calabria sarebbe intenzionata a riaprire la discarica di Santa Marina registrando le perplessità del comune di Scandale, critiche agli ultimi decreti regionali arrivano da Vincenzo Granata, vicario dell’ Ato 1 di Cosenza.

Granata, in un contributo a “Il Corriere della Calabria” lamenta come “col provvedimento n°266937 del 18 agosto 2020 del dirigente Domenico Pallaria, la regione Calabria ha trasferito la titolarità degli impianti di trattamento per i rifiuti solido urbani alle Ato”.

Conseguenza di questo modo di agire potrebbe essere l’aumento delle tariffe che i Sindaci dovrebbero chiedere alle proprie popolazioni mentre “agli imprenditori disponibili la regione Calabria fa ponti d’oro ed è pronta a togliere loro tutte le castagne dal fuoco”.

Tutto ciò anche  in barba  ai dati  di Ecomafia 2019 che per la Calabria ha offerto, negli scorsi mesi, dati destabilizzanti, almeno a sentire Legambiente. A detta della stessa Associazione che ogni anno pubblica un report alle   illegalità ambientali, “l’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia”.

Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sempre per “Legambiente”   in  Calabria sono state registrate 657 infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti; 1.046 le denunce su un totale nazionale di 9.027, 12 gli arresti e 351 i sequestri. Reggio Calabria risultata essere la provincia con più infrazioni nel traffico illecito di rifiuti. Dati questi che dovrebbero spingere lo Stato e le sue Istituzioni, a partire dalla Regione, a promuovere un maggiore controllo dello Stato, limitando quello dei Privati che, dinnanzi alle “Sirene” della ‘ndrangata”  e del malaffare rischiano di essere più fragili.

Francesco Rizza

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