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E se i Bronzi di Riace fossero siracusani? La domanda non è una provocazione o una boutade se la pongono anche varie testate giornalistiche, particolarmente siciliane. I primi studiosi a proporre origini siracusane per le note statue ritrovate nel 1972 sulla Costa jonica calabrese furono gli archeologi americani Robert Ross Holloway e Anne Marguerite McCann. Quest’ultima propose di individuare i fratelli Gelone e Ierone, signori di Siracusa, nei due guerrieri, oggi esposti al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Un approfondimento dell’Università di Catania spiega in dettagli le svolte più recenti. Considerato che il vasellame rinvenuto sui Bronzi di risalirebbe alle media età ellenistica, Holloway giunse alla conclusione che le statue sarebbero state prelevate dall’unica metropoli greca conquistata dai Romani nel III secolo a.C., cioè Siracusa. Inoltre una testimonianza di Diodoro Siculo, Polieno e Claudio Eliano sembrerebbe spiegare i motivi della nudità e ne individuerebbe l’identità nel gruppo scultoreo del “Re Gelone nudo”: questo monumento ritraeva il signore di Siracusa senza vesti e nell’atto di consegnare le armi e la propria vita nelle mani del popolo, dopo la vittoria di Imera contro i Cartaginesi. Questa statua di Gelone nudo era circondata da altre due statue, probabilmente raffiguranti i suoi fratelli, Ierone e Polizelo, al suo fianco nella battaglia di Imera. I dettagli anatomici del Bronzo B (Gelone), nell’atto di deporre la lancia e lo scudo, sono simili alla descrizione che ne hanno fatto gli storici. È anche molto forte la somiglianza tra la testa del Bronzo B e quella raffigurata in una moneta siracusana del IV secolo a.C. dal punto di vista scientifico, le più recenti conoscenze archeometriche, però, individuerebbero in Argo l’origine delle terre di cottura presenti all’intero dei Bronzi, ma non delle terre sottese alle saldature, del tutto differenti. I Bronzi vennero realizzati in pezzi anatomici separati e poi assemblati laddove furono collocati. Le terre delle saldature, le uniche davvero indicative del luogo di collocazione, sono dal punto di vista geochimico comparabili con limi campionati nell’area siracusana. Questo particolare ha portato alla svolta nelle indagini condotte dagli studiosi siciliani Anselmo Madeddu, medico esperto di storia e di bronzistica greca, e Rosolino Cirrincione, direttore del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania. “Ciò che sorprende maggiormente – dichiarano Madeddu e Cirrincione a nome dell’intera équipe – è la straordinaria corrispondenza dei contenuti di elementi in traccia tra le terre di saldatura e i campioni prelevati nell’area dell’Anapo. Si tratta di elementi considerati immobili dal punto di vista geochimico e dunque non modificabili da fattori esogeni e pertanto fortemente indicativi, così da diventarne una sorta di DNA, di codice genetico, che individua e distingue i vari tipi di litotipi argillosi. Ebbene, la composizione percentuale di questi elementi osservati nelle terre delle saldature dei Bronzi di Riace ed in quelle oggetto del prelievo effettuato in questa precisa area del siracusano, sono pressoché identiche“.
Francesco Rizza
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