Petilia Policastro (KR) Finalmente al via il completamento del restauro della volta lignea del santuario della Sacra Spina.

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Stavolta il restauro della volta lignea della chiesa del santuario della Sacra Spina — millenario faro di fede nel Marchesato crotonese alle falde della Sila calabrese — dovrà essere concluso. Dopo una storia di oltre 25 anni che ha dell’incredibile, con più finanziamenti e lavori mai conclusisi per inquietanti intoppi burocratici, è in dirittura d’arrivo il finanziamento di 350 mila euro, di cui 250 mila della Regione Calabria e 100 mila del Ministero della Cultura. La storia della volta lignea dipinta — caratterizzata dall’Assunzione della Madonna circondata in modo del tutto peculiare da sole figure femminili dell’Antico Testamento — è stata segnata da un vero e proprio “restauro infinito”. I lavori furono avviati originariamente nel 1999, alla vigilia del Giubileo, sotto la direzione della Soprintendenza. Tuttavia, l’abbandono improvviso del cantiere da parte della ditta appaltatrice e le gravi infiltrazioni d’acqua piovana costrinsero a non ricollocare l’opera restaurata, lasciandola “impacchettata” e custodita in una sala del convento. Da quel momento si è innescato un lungo calvario fatto di intoppi burocratici e finanziamenti parziali. Nel 2015, i fondi ministeriali permisero un rifacimento solo parziale della copertura, successivamente portata a termine con i contributi raccolti dalla comunità, dal Comune e dalla Curia tra il 2016 e il 2017. Negli anni seguenti, le lungaggini amministrative, i definanziamenti e il blocco dovuto alla pandemia hanno tenuto la chiesa orfana della sua volta, persino durante le storiche celebrazioni del cinquecentenario della reliquia nel 2023. Solo tra la fine del 2024 e i primi mesi di quest’anno, l’inserimento nel programma triennale dei lavori pubblici e il nuovo doppio stanziamento hanno finalmente sbloccato l’impasse, garantendo il recupero della struttura.

A realizzare nel 1772 la volta lignea del santuario, in cui da due secoli era già venerata una spina della corona di Cristo, fu il pittore rendese Cristoforo Santanna, fra i maggiori artisti del tempo appositamente inviato dalla Corte partenopea dei Borbone. Con una particolarità: intorno al medaglione centrale raffigurante l’Assunzione della Madonna, il pittore decise di dipingere solo eroine femminili dell’Antico Testamento: Ester, giovane giudea che alla corte di Persia revoca il decreto firmato dal marito di sterminare tutti gli ebrei presenti nel regno; Giuditta, moglie di Manasse, che mostra con fierezza ai betulesi la testa da lei stessa recisa di Oloferne; Debora, profetessa israeliana che fu chiamata dal popolo del libro a sentenziare sulle dispute fra la gente. Proprio questa particolarità al femminile, affatto scontata nel XVIII secolo, almeno per la Calabria è un unicum che si somma a varie altre opere d’arte già restaurate, come il cappellone in oro zecchino realizzato al tempo del superiore del convento padre Antonio Mannarino, che oltre che religioso fu uno dei maggiori letterati del suo regno.

 

Francesco Rizza

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