Olivicoltura nel Crotonese: si può fare di più

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L’olivicoltura nel Crotonese? Nonostante sia da secoli un’eccellenza agricola di primaria importanza che vede impegnato, anche nel settore biologico, un buon numero di aziende non raggiungerà i risultati che potrebbe ottenere se non si arriverà ad una inversione di tendenza non tanto nella produzione, ma nella promozione di un prodotto che meriterebbe di essere meglio conosciuto e valorizzato. Anche in quest’ambito, invece, il Crotonese non è capace di volersi bene sia per la scarsa capacità dei produttori di cooperare con una produzione spesso frammentata e sia per gli annosi limiti di una classe politica che, da lustri, non riesce ad offrire al Marchesato crotonese almeno quelle infrastrutture minime che potrebbero migliorare quell’ isolamento che è il limite principale per chi è impegnato a produrre economia.


In vero, in questi giorni in cui continua la raccolta delle olive, novità positive si registrano a livello di fondi europei. A detta del portale online della regione Calabria e delle sue ultime comunicazioni, “non conosce sosta il lavoro in favore dell’agricoltura calabrese. Il dipartimento Agricoltura e l’organismo pagatore Arcea rendono noto che sono stati elaborati e mandati in pagamento altri due kit relativi al Programma di sviluppo rurale 2014/2020, in aggiunta al kit n. 123, a mezzo del quale una settimana addietro erano stati corrisposti più di 5 milioni per misure sia strutturali sia a superficie. “Si tratta – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – di un ulteriore, importante passo avanti sul sentiero della spesa, rapida e qualificata, dei fondi europei, a sostegno delle imprese agricole calabresi, nel solco delle indicazioni programmatiche tracciate dal presidente Occhiuto”.


Ma, a nostro parere, sino a quando i contributi arriveranno a pioggia senza essere collegati anche ad una programmazione di promozione territoriale, i risultati resteranno, per forza di cose, limitati. Eppure, come dicevamo, quella dell’olivicoltura ha una storia antichissima che, se non è collegata all’evo magno greco, lo è certamente a quello bizantino. Come osserva Andrea Pesavento, fra gli storici più importanti del Crotonese, “l’olivo selvatico o oleastro vegeta spontaneamente sia in Grecia che in Italia. Lo si ritrova nel Crotonese, dalla fascia litoranea dove un tempo coesisteva con “elci, lentischi sarmentosi, rubinia ispida, roveti, pruni selvatici, perastri, mirti e querce, fino a circa i cinquecento metri in collina. Al pari di altre essenze spontanee, risulta menzionato nei documenti medievali in occasione della ricognizione dei confini che in un panorama ancora prevalentemente selvaggio, facevano riferimento ai principali elementi naturali caratteristici dei luoghi. Come evidenzia un atto del novembre 1118, nel quale la sua presenza è richiamata nella menzione dei confini di un possedimento in territorio di Santa Severina presso il fiume Tacina. In territorio di Policastro, la presenza dell’oleastro è evidenziata dalla toponomastica seicentesca. Per quanto riguarda Santa Severina, agli inizi del Cinquecento, rileviamo il toponimo la “serra dellogliastro”, durante la prima metà del Seicento, si evidenzia il toponimo “Logliastretto” o “l’Agliastretto”. Il toponimo “Gliastretto” si rileva anche a Melissa nel catasto del 1742, mentre troviamo “La Colla dell’Ogliastro” nel catasto di Rocca di Neto dello stesso anno e “la Destra dell’Agliastro” in quello di Crotone del 1743.


Ad evidenziare, nelle scorse settimane, la crisi degli olivicoltori calabresi, la Alpaa Calabria struttura dell’agricoltura nella Cgil. “Da un’ottima annata in termini qualitativi e si è passati in maniera repentina all’ annus horribilis, e gli olivicoltori soprattutto i piccoli produttori non riescono a raccogliere il frutto, sia per la carenza di manodopera e sia per i guadagni da fame ridotti al minimo per la vendita delle olive e/o dell’olio, minacciando di lasciare sulle piante il frutto con conseguente perdite disastrose da un punto di vista occupazionale e produttivo. Gli olivicoltori dicono a gran voce: “Se dobbiamo sacrificare il nostro guadagno o la nostra pensione forse è meglio che le olive non vengano proprio raccolte. Vi è in atto – questa la denuncia – una forte speculazione perché se all’ estero non c’è produzione e al nord Italia i primi dati dicono che le produzioni sono basse non si capisce come è possibile avere prezzi di vendita sotto il costo di produzione”. A questa situazione generale, come accennato, la scarsa promozione dell’olio crotonese anche da parte di Enti ed Associazioni vocate proprio proprio alla valorizzazione dei prodotti enogastronomici calabresi. Desta, per esempio stupore che fra i 25 Presidi Nazionali Slow Food dell’olio extra vergine di oliva, sia annoverato per la nostra Provincia solo l’azienda “Fratelli di Rosanna Murgia Cv Pennulara” di Caccuri.

Francesco Rizza

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