Luoghi Calabresi: Marcellinara.

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Là dove la Calabria ha il suo punto più stretto ed il Tirreno con lo Jonio sembrano volersi accarezzare, Marcellinara è un ridente Borgo che dà il proprio nome all’istimo in cui nacque il toponimo Italia. Misteriose le origini della cittadina, ma secondo l’archeologo Armin Wolf proprio l’istimo calabrese avrebbe ospitato, nella terra dei Faeci, la mitica Scheria descritta da Omero, da dove Odisseo sarebbe passato. Proprio in un punto del tratto marcellinarese del fiume Amato, nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria, l’eroe avrebbe incontrato la bella Nausicaa, che dopo averlo sfamato e rivestito lo accompagnò da suo padre, il re Alcinoo, che viveva nella splendida reggia di Tiriolo, già capitale dei Feaci.


Relativamente al nome del Borgo un’altra tradizione racconta vuole che a seguito della distruzione di una certa Omelea i cui sopravvissuti cittadini ricostruirono la città e la chiamarono”Marcellus in ara” (“Marcello nell’altare”) in onore del martirio del loro vescovo. Quindi Marcellinara sarebbe stato il luogo dell’uccisione del vescovo Marcello oppure quello in cui i suoi fedeli trovarono stabile rifugio dopo che questi era stato già martirizzato.
Fonti storiche più redenti raccontano, invece, che la cittadina sorse durante la guerra dei Vespri Siciliani, quando il suo territorio era di pertinenza della Baronia di Tiriolo, facente a sua volta parte del Feudo dei Ruffo di Calabria, Conti di Catanzaro. Fu allora che il Re di Napoli, Afonso I d’Aragona, proclamò feudo la terra di Marcellinara assegnandola a Niccolò Sanseverino: un nobile che lo aveva aiutato durante l’assedio di Catanzaro contro Antonio Centelles, che a sua volta rappresentava quel potere angioino che, pur ormai privo di forza ed autorità, continuava a dare fastidio a coloro che sarebbero diventati i nuovi signori della Calabria. Si insediò così a Marcellinara il ramo della signoria dei Sanseverino che durò più a lungo nel dominio di un proprio territorio, fino al 1811 quando Marcellinara divenne libero Comune nel cantone di Monteleone e quindi di Tiriolo.


Il patrono della cittadina è San Francesco da Paola che avrebbe alloggiato nel palazzo dei Baroni al tempo del suo viaggio in Sicilia e durante il suo soggiorno avrebbe predetto che il ramo dei Sanseverino di Marcellinara sarebbe stato l’unico della casata a sopravvivere nei secoli. Medesima fortuna, però, non toccò al palazzo baronale che fu distrutto dal terremoto del 1783 unitamente a numerose chiese del centro storico. In questo scenario, l’arte della seta ebbe un importante sviluppo al tempo in cui Catanzaro era già famosa in tutta Europa, dove riusciva ad esportare i suoi preziosi damaschi presso nobili e aristocratici.
Francesco Rizza

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