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“Camminare insieme nella gioia del Vangelo”
Il primo anno di cammino con il nostro arcivescovo, mons. Alberto Torriani, è stato per la Chiesa di Crotone-Santa Severina un tempo di grazia discreta e profonda, un tempo in cui abbiamo imparato a riconoscere il volto del pastore che il Signore ha donato alla nostra diocesi. Fin dall’inizio del suo ministero, egli non ha voluto presentarsi con programmi complessi o strategie elaborate, ma con un atteggiamento semplice e disarmato: quello dell’ascolto. Nei suoi primi incontri, nelle parrocchie visitate, nelle celebrazioni condivise, è risuonata con forza una convinzione: la Chiesa cresce quando cammina unita e quando ciascuno si sente parte viva di una storia che lo precede e lo supera. Questo primo anno è stato, prima di tutto, un tempo di conoscenza reciproca. Mons. Torriani ha voluto incontrare le comunità, sostare tra la gente, ascoltare sacerdoti, religiosi e laici, lasciarsi raccontare fatiche e speranze. In questo stile si riflette la sua idea di Chiesa: non una struttura distante, ma una famiglia che condivide la vita del territorio, con le sue ferite e le sue risorse. Al centro del suo programma pastorale si staglia con chiarezza il desiderio di una Chiesa più evangelica e più vicina. Evangelica, perché radicata nella Parola di Dio, che illumina le scelte personali e comunitarie. Vicina, perché capace di farsi compagna di viaggio di chi è stanco, di chi cerca senso, di chi vive situazioni di fragilità economica, sociale e spirituale. In più occasioni il nostro arcivescovo ha richiamato l’importanza di superare una pastorale frammentata, invitandoci a riscoprire l’unità tra liturgia, annuncio e carità. La celebrazione dell’Eucaristia, ha ricordato, non può restare chiusa nelle mura delle nostre chiese, ma deve tradursi in gesti concreti di attenzione ai poveri, ai giovani disorientati, alle famiglie provate dalle difficoltà. Particolare cura è stata rivolta al clero, chiamato a vivere il ministero in spirito di comunione e fraternità. Mons. Torriani ha incoraggiato i sacerdoti a non sentirsi soli, a sostenersi reciprocamente, a custodire con fedeltà la propria vita spirituale. Allo stesso tempo ha richiamato con forza il ruolo dei laici, invitandoli a sentirsi corresponsabili della missione della Chiesa, non semplici destinatari, ma protagonisti. Il primo anno del suo episcopato ci ha educati a uno stile sinodale concreto: ascoltare, discernere, decidere insieme. Non si tratta di un metodo organizzativo, ma di una conversione del cuore, che ci rende capaci di riconoscere l’azione dello Spirito Santo nella voce degli altri e negli avvenimenti della storia. Guardando a questo tempo iniziale, possiamo dire che mons. Torriani ha seminato più che costruito, ha avviato processi più che concluso percorsi. Ma è proprio questo il segno di una guida che guarda lontano e che si fida dell’opera silenziosa di Dio. Come il contadino evangelico, egli getta il seme con pazienza, certo che il Signore saprà farlo crescere. Affidiamo il cammino della nostra diocesi e il ministero del nostro arcivescovo alla protezione del Signore e dei santi patroni della nostra terra. E chiediamo la grazia di saper accogliere il suo invito: essere una Chiesa unita, missionaria, capace di speranza. Continuiamo insieme questo cammino, con cuore grato e sguardo fiducioso, perché il Signore non smette di guidare il suo popolo nella storia.
Rita Antonella Cardamone
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