Flop ai referendum sulla giustizia. Il commento di Nicola Gratteri.

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Mai un numero così basso di elettori si è astenuto dai referendum come ieri 12 giugno. Neppure l’abbinamento della consultazione referendaria con le Comunali è servita ad innalzare il numero degli elettori che hanno raggiunto i seggi; evidentemente l’elettorato italiano, che mai come questa volta è stato poco informato, è stanco di essere delegato a decidere su tematiche anche se importanti preferendo delegare il Parlamento a legiferare almeno su tematiche di una certa difficoltà.

In Calabria il Referendum è stato votato da circa il 20 per cento degli aventi diritto e nella regione è la provincia di Crotone, ancora una volta, il fanalino di coda con l’11 per cento su 129.179 elettori. Ancora peggio che nel 2016 quando al referendum voluto da Matteo Renzi andò alle urne il 47 per cento degli aventi diritto. Su tutti e cinque i quesiti è stato il si a vincere testimoniando una minima richiesta di cambiamento anche se in un numero esiguo di elettori.

A commentare il dato referendario, il procuratore della Dia di Catanzaro Nicola Gratteri. “Se non è bastato il 48% dei magistrati – sottolinea – ora che l’85% degli italiani, non votando, ha detto che evidentemente non vuole la separazione delle carriere, né la valutazione dei magistrati da parte degli avvocati, sarà sufficiente al Governo per capire che questa riforma dell’ordinamento giudiziario non va bene?”. Tra i cinque quesiti proposti vi erano anche quello sulla separazione delle carriere dei magistrati, tra funzioni giudicati e requirenti, e la valutazione della professionalità dei magistrati da parte di avvocati.
Francesco Rizza

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