ELIO MALENA: L’AEDO, IL POIEIN, FIGLIO DELLA TERRA E DEL CIELO STELLATO

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Non sei mai pronto a scrivere una frase che ricordi una persona cara, un amico fraterno, una persona speciale quale “era” Elio Malena (e questo verbo al passato non lo avrei mai voluto usare). Si rischierebbe,  travolti dal dolore, mai così tanto, di cadere in frasi e lodi celebrative (e sai quanti sghignazzi e risate Elio ci avrebbe regalato) a ricordo della sua inventiva e delle sue straordinarie capacità, quelle che gli antichi Greci avrebbero riassunto in poiein, verbo proprio di chi forma la pietra, l’argilla o il metallo, dove poiein è creare, inventare, tradurre il creato nella potenza della sua espressione e dei suoi colori.

Manca Elio, ci manca, ci mancherà per sempre, ci manca la sua capacità di sapersi immergere in ogni dove, una strada, una via, un sentiero, un’erta o una discesa che lo portavano a scoprire mura o necropoli, la somma del mondo antico di cui era perdutamente innamorato e non importa se fossero Egizi, Greci, Italioti, Brettii, Romani perché di tutto, di tutti Elio sapeva e poteva parlare con la cascata fluente ed infinita delle sue parole. Era veramente un grande piacere arrivare a Cirò Marina, da Sasà ed Enzo, dove sapevi che il Maestro prima o poi sarebbe arrivato e che subito avrebbe cominciato a raccontarti di qualunque cosa, fosse un ritratto, una traccia, un luogo, un evento, sempre manifestando  la sua gioia, il suo interesse, la sua grande voglia di vivere. Chiunque era attratto e polarizzato da quel volto apparentemente ruvido, attraverso il quale riusciva a nascondere i sentimenti di un’anima gentile, generosa e piena d’affetto. Da quel profondo  salivano i versi delle sue poesie in vernacolo, scritte o dette  in perfetta metrica, con le quali  sapeva commentare la vita quotidiana, molte volte amara per lui; ma Elio, scuotendo la polvere di dosso, senza scoraggiarsi andava avanti, dritto e sereno, oltre ogni orizzonte.

Tutti noi perdiamo l’amico, il poeta, il nostro aedo e cantore e, credo, con Giuseppe Marino, che per separarci (non posso crederci) siano più che giuste le parole della lamina orfica di Hipponion, cara al maestro, che la commentava da par suo con Maria Letizia, che ora, accanto a me, lo piange in silenzio

 

……..ti chiederanno, in sicuro discernimento, perché mai esplori la tenebra
dell’Ade caliginoso. Di’: «(sono) figlio della Terra e del Cielo stellato; di sete son arso e vengo meno:
ma datemi da bere la fresca acqua (che viene) dal lago di Mnemosine»………  ROBERTO SPADEA

Ho conosciuto Elio nel lontano 1962 sulla necropoli di “Carrara” di Crotone. Da allora è nata tra di noi un’amicizia più che fraterna in quanto avevamo gli stessi interessi per l’archeologia, la storia del territorio e la ricerca sul terreno, alla scoperta di nuovi siti. Erano tempi molto più spensierati di quelli attuali anche perché Elio era ospite fisso presso il palazzo baronale dell’altro grande amicoi Ernesto Palopoli a Ciuranà. Nacque così tra di noi un’amicizia vera, proiettata con lo scopo primario di creare un museo archeologico dove sistemare reperti, allora abbondanti, che venivano alla luce, nel corso dei tanti, numerosissimi scavi soprattutto per lavori agricoli. Abbiamo quindi creato un sodalizio che ci ha portato a frequentare annualmente I Convegni Studi sulla Magna Grecia di Taranto e numerosi altri. Insomma, dovunque si parlasse di archeologia il terzetto composta da me, Elio ed Ernesto, era sempre presente. Il più estroso era sicuramente Elio, con le sue barzellette e le sue trovate molto spiritose. Si stava il più possibile insieme e, piano piano siamo stati riconosciuti anche dalla Scienza Ufficiale. Erano i tempi in cui a Crotone s’era aperto il Museo di Via Risorgimento e qui eravamo sempre in contatto con l’allora Soprintendente Regionale Prof. Giuseppe Foti, con i vari ispettori dott. Sabbione, dott. Ardovino, dott. Capano, e venivamo interpellati per le nostre approfondite conoscenze dei siti archeologici divisi tra Sellia Marina, Cropani, Botricello, Cutro, Crotone, Strongoli, Le Murge, Crucoli Torretta, Cariati e altre località dove si profilava la possibilità di recuperare reperti che, diversamente, sarebbero andati persi. Ma il tenace, abilissimo restauratore, nonché pittore e scultore, Elio era sempre lì a lavorare instancabilmente. Registravamo tutto quello che era necessario annotare. Ma il vero coordinatore del gruppetto era proprio lui, il grande, il mitico, l’immortale Elio. Era una persona altamente qualificata e non c’era branca dell’archeologia che non dominasse con estrema padronanza e con elevata competenza e grande sensibilità. Con la nomina a Soprintendente ragionale nella squisita persona della Dott.ssa Elena Lattanzi e del direttore del Museo di Crotone, dott. Roberto Spadea, grazie sempre alla grande sensibilità di Elio nacque il museo “Melissa Palopoli” a Crucoli Torretta. Posso dire, senza tema di smentite che il vero direttore e coordinatore del Museo era sempre Elio, caratterizzato da una memoria a dir poco elefantiaca. Ricordava con precisione estrema tutti reperti, le loro provenienze e perfino le composizioni dei  corredi delle tombe. Con la sua scomparsa, dovuta ad un capriccio malefico del Fato, siamo rimasti orfani di tanto sapere e di tanta sensibilità artistica. Peccato! Ma sono certo che il demone infernale che ce lo ha portato via prematuramente non ha ottenuto alcuna vittoria. Il ricordo di Elio rimarrà per sempre vivido e svettante nella mente e nei cuori dei suoi numerosissimi amici. Per me è stato un grande privilegio aver goduto dell’amicizia di Elio e sono rimasto davvero dispiaciuto per la sua discreta e silenziosa dipartita. Ma anche così il ricordo di un grande amico non s’affievolirà giammai. L’affetto che mi legava ad Elio non verrà mai meno e riuscirà a vincere anche l’inesorabile scorrere del tempo ed il suo ricordo è scolpito a grandi lettere cubitali nel cuore di tutti suoi amici. Arrivederci, amico mio, e non ti dico addio, ma alla maniera di Catullo sulla tomba del fratello, Vale atque Vale. PASQUALE ATTIANESE

 

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