“Destinazione Boston Molo 5” romanzo di Francesco Cosco

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Quella delle donne calabresi è una storia fatta di sacrifici, ma anche di passione, coraggio e risultati importanti nel mondo delle professioni oltre che in quello della famiglia. Se si esclude il mondo della letteratura dove, a differenza di ciò che è accaduto in altre Regioni italiane dove la storia della letteratura anche se sporadicamente ha registrato qualche autrice donna (i primi nomi famosi che vengono in mente sono Grazia Deledda per la Sardegna e Matilde Serrao per riferirci ad altri territori del Sud italiano) e dove anche nella Contemporaneità le donne vivono una pesante subalternità non c’è ambito professionale in cui “il sesso debole” non si sia fatto valere.

Nel corso dei millenni, proprio la forza femminile è riuscita a contaggiare finanche l’antropologia e la religione calabresi; basta pensare al culto di Demetra nel paganesimo greco e romano, quello della Madonna in parte giustificato dal Culto bizantino ancora imperante e quell’altro delle tante Sante venerate nell’ Olimpo cristiano calabrese.

Si chiama Teresa, nome femminile fra i più diffusi in Calabria, la protagonista principale de “Destinazione Boston Molo 5 – 1918: fuga dal Sud lungo i sentieri della pandemia” il romanzo storico con cui Francesco Cosco ha iniziato la propria collaborazione come scrittore con la casa editrice PugliGRAFIC, per la quale come saggista è collaboratore de “Il CalabrOne” il periodico che dal 2007 descrive la Calabria bella ed i suoi territori poco noti. Nonostante sia la saggistica storica ed qmbienta la disciplina letteraria cui Francesco Cosco ha da lustri abbituatuato i propri lettori, ad alcuni anni dalla pubblicazione di “Scandeberg il Sole di Kruje” il suo nuovo libro è un piacevolissimo itinerario nella storia calabrese contemporanea che si lega abbastanza bene con la cronaca degli ultimi due anni, scandagliando la vita dei suoi personaggi nel primo dopoguerra del Novecento quando un’altra pandemia, la “Spagnola”, furoreggiò nel mondo intero.
Ad impreziosire la copertina del romanzo, in un groviglio di mami e radici il volto più volte ripetuto di una donna raffigurato dalla poliedrica Dorotea Li Causi che da circa un anno ha iniziato la propria esperienza di illustratrice per la PubliGRAFIC

Fra le neppure 140 pagine in cui si dipana il romanzo, il lettore attento può riconoscere diverse tematiche affrontate. Oltre a quella della pandemia, le prime pagine ambientate in Calabria ospitano una vivace descrizione della nostra Terra primi lustri del Novecento, descrivendo la famiglia tipica di una realtà contadina, mentre dalla metà del romanzo il lettore viene catapultato in America, il mondo della fortuna e delle opportunitàcome era ed è ancora descritto il nuovo Continente nell’immaginario collettivo. A Teresa, che nel Borgo calabrese si era fatta apprezzare come infermiera improvvisata per la pandemia, il destino aveva destinato uno di quei “matrimoni per procura” che per un lungo periodo storico caratterizzarono la vita di numerose neo famiglie. Se già la partenza per Boston ed il condimento con Massimo, già suo marito sposato per procura, è di per sé un atto di coraggio; ancora più coraggiosa fu la vita dell’emigrata calabrese arrivata nel “Nuovo Mondo” le prime settimane del matrimonio furono impegnate dalla stessa per capire veramente chi fosse il misterioso marito, innamorarsene e decidere di rimanere al suo fianco. Quando era già pronta a ritornarsene in Calabria, nonostante la macchia di un matrimonio fallito quando l’Italia e la Calabria non erano ancora pronte verso decisioni come queste, la decisione di rimanere fu la vera scelta di coraggio; nata da quell’amore materno che da millenni guida le tante Demetre, Marie e Teresa vissute nel laborioso silenzio delle nostre campagne e delle nostre città per la fortuna non solo sentimentale ma anche economica del Meridione intero.
Francesco Rizza

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp