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Gli studi e le ricerche sull’abate Gioacchino da Fiore, oggetto di questo saggio, configurano degli approfondimenti su alcuni aspetti specifici relativi all’individuazione del luogo qui dicitur Petra Lata (Pietra Grande), quam Ioachim Petram Olei (Pietra dell’olio) nominavit e del potente uomo, il cosiddetto Benefattore dominus Oliveti (il signore di Oliveto), che ospitò l’Abate sui monti di un suo podere, ove il Teologo maturò di abbandonare la guida dell’abbazia di Corazzo, uscire dal claustrum, intendendo abbracciare un nuovo modus vivendi e generare una propria discendenza spirituale, rinstaurando la Chiesa apostolica delle origini, in particolare quella giovannea, praticata dall’ultimo Apostolo sulla sponda turca del mare Egeo, diffusa sulle strade e tra le genti.
Il saggio si avvale dei fondamentali contributi connessi alla produzione scientifica promossa dal Centro Internazionale Studi Gioachimiti di San Giovanni in Fiore, che dal 1982, con l’ausilio di un Comitato scientifico internazionale, persegue l’obiettivo di portare a compimento l’edizione critica dell’opera omnia di Gioachino da Fiore, meta raggiunta proprio quest’anno, e degli studi conseguentemente connessi.
Lo spunto della presente ricerca deriva dal ritrovamento nella Cattedrale di Squillace di un sarcofago privo di iscrizione lapidaria, contrassegnato però sul fronte liscio da un bassissimo rilievo, raffigurante un cingulum militaris, la stessa onorificenza posseduta dal Benefattore dell’abate Gioacchino da Fiore, qualificato con la stessa insegna dall’Anonimo biografo florense, nella Vita beati Joachimi Abbatis.

Settembre 2025 Pasquale Lopetrone
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