Crotone: Stele ebraica sottratta dall’oblio. E’ conservata negli scantinati del Museo archeologico, il prossimo 6 ottobre sarà possibile vederla in filmato.

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I reperti archeologici più a rischio? Forse non sono quelli alla mercè dei tombaroli ancora numerosi in Calabria, ma quelli troppo spesso abbandonati nei polverosi depositi dei Musei calabresi. “Dopo quasi 70 anni vede la luce tolta dall’ oblio del deposito dei reperti del Museo archeologico di Crotone la stele funeraria ebraica risalente al XV secolo e trovata nel 1954 nei pressi di Strongoli, pese limitrofo alla Città pitagorica. Successivamente al ritrovamento venne catalogata e lasciata per decenni nel deposito del museo con altri reperti senza essere mai esposta al pubblico”.

E’ lo studioso Rolando Belvedere a dare questa notizia, condividendo la soddisfazione relativamente all’impegno per riportare alla luce la stele ebraica messo in campo negli ultimi tempi da Antonella Cucchiarello direttore regionale dei Musei calabresi, Salvatore Pataria segretario regionale del Mibact e Gregorio Avversa direttore del Museo archeologico crotonese.

Se per il momento non sembra ancora arrivato il momento di vedere esposta la stele che per fortuna appare  ben conservata, almeno sarà possibile goderla in un filmato che sarà messo in circolazione da Roque Pugliese responsabile per la Calabria della giornata nazionale della cultura ebraica prevista per il prossimo 6 ottobre.

In un Crotonese dove l’Ebraimo ha lasciato molte tracce non solo nei tessuti urbani di numerosi centri e nella loro storia, ma anche nell’antropologia e nelle tradizioni locali, proprio il filmato realizzato da Roque Pugliese sarà una delle poche iniziative messe in campo per consentire al territorio della provincia di Crotone di meglio conoscere alcune, intense, pagine della propria storia.

Situato nel centro storico cittadino e a pochi passi dal Castello di Carlo V, Il Museo archeologico crotonese  è diviso su due piani: nel primo piano sono esposti in ordine cronologico (dalla preistoria sino all’epoca romana) i reperti riguardanti l’antica città greca di Kroton; mentre nel secondo piano sono esposti, oltre i reperti riguardanti i santuari e le città “confinanti” (Krimisa e Petelia principalmente), anche l’askos a forma di sirena trafugato a Strongoli, finito al Paul Getty Museum di Malibù nel 1992 e ritornato a Crotone nel 2007.

 Sempre al secondo piano un’intera sala è dedicata al cosiddetto “tesoro di Hera”, ovvero una serie di reperti di carattere votivo rinvenuti nel santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna tra cui il famoso Diadema: una lamina d’oro decorata all’esterno con una serie di foglie e bacche intrecciate tra loro.

Nelle scorse settimane, la mancata riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna entro il 30 giugno e la farsa dell’accesso consentito, dall’undici luglio (in realtà parziale e saltuario, per non dire schizofrenico), nell’omologo Istituto statale di Via Risorgimento, a Crotone, sono l’oggetto dell’ennesima nota   ore al Direttore generale Musei, al Segretario generale e a quello regionale del MiBACT, nonché ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza da parte delle senatrice pentastellata Margherita Corrado.

Alla mancanza dell’area condizionata che in questi giorni torridi  rende difficoltosa la permanenza dei visitatori nel Museo archeologico crotonese si aggiunge la problematica dei suoi ripostigli stracolmi di reperti provenienti anche da altri Comuni che non possono essere esposti per carenza di spazi. A testimonianza dell’attenzione delle Istituzioni e della Politica nei confronti di quei beni immateriali, ma preziosissimi, che potrebbero attrarre numerosi ospiti nel nostro territorio, ma anche di approfondirne la conoscenza con la loro messa a disposizione ai non pochi studiosi cui sono di fatto inibiti.

Francesco Rizza

Per approfondire

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