CROTONE – LA STORIA DELL’ICONA MIRACOLOSA DELLA MADONNA DI CAPOCOLONNA – REGINA E PROTETTRICE DELLA CITTA’ DI CROTONE di Rita Cardamone

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Dalle fonti storiche si narra che esisteva in questa città una vetusta Immagine della Beatissima Vergine sotto il titolo di Capo delle Colonne, ritratta dall’evangelista San Luca, e portata, come si sa dalla tradizione, da Dionigi Areopagita, gran discepolo di San Paolo. Partito dalla Grecia per recarsi a Roma, venne nella città di “Cotrone” (così chiamata all’epoca), allora rinomata per la pagana sapienza, e nella breve permanenza che vi fece convertì e ammaestrò nella fede di Gesù Cristo una moltitudine di gente che viveva sotto le ombre del paganesimo. Fu così che la città venne eretta a sede vescovile. Le cronache dell’epoca, riportate nel 1598 dal Canonico Giovanni Cola Basoino (professore dei Sacri Canoni), riferiscono, che fino a giugno 1519, l’Icona della Madonna attualmente conservata nella cattedrale di Crotone era venerata nella Chiesa del Capo delle Colonne. In quel mese di giugno dell’anno 1519, in una delle loro abituali incursioni sulle coste della nostra regione, sbarcarono sul Capo due galee ottomane con una moltitudine di turchi che recatisi nella chiesa vi scoprirono il Sacro quadro della Madonna. I racconti del canonico Basoino riportano che i Turchi, incantati dalla soave e celestiale bellezza dell’immagine della Madonna, chiesero ad alcuni schiavi cristiani chi raffigurasse; questi narrarono che rappresentava la Madonna che portava in braccio Gesù pargoletto nell’atto di allattarlo, Regina dei Cieli e Madre di Cristo Salvatore. Nell’udire tali parole, I Turchi, pervasi da rabbia e cieco furore, senza alcun religioso timore, la presero, e urlando la portarono su una delle loro galee, per bruciarla.  Accesero un grandissimo fuoco, ma nonostante lo alimentassero continuamente aggiungendo legna  per più di tre ore, per divino miracolo la gloriosa immagine non venne intaccata dalle fiamme. Come segno di questo vile atto sacrilego restò  imbrunita solo la tela che avanzava al di sotto della falda. Gli infedeli, visto e riconosciuto che non potevano bruciarla, decisero di portarla con loro; e al tramonto sciolsero le vele dirigendosi verso il capo di Neheto. Per volontà divina, mentre la galea che non trasportava la tela procedeva a vele spiegate, l’altra invece non riusciva a salpare né a vela né a remi. Per più di un’ora provarono a partire, ma intuito che la Sacra Effige non glielo consentiva, la gettarono in mare; immediatamente la galea riuscì a prendere il largo. Dopo alcuni giorni l’icona fu ritrovata sulla spiaggia del mare sotto il promontorio del Capo verso il “Canalicchi” da un anziano di nome Agatio lo Morello, che coltivava parte di questi terreni. Vista la raffigurazione della Beata Vergine la prese e la portò in casa e la depose dentro una cassa sita dinanzi al suo letto. Ma a causa di ciò, dopo qualche giorno venne colpito da una grave infermità: divenne sordo e perse l’uso della vista e qualsiasi cura risultava vana. In seguito confessatosi, manifestò al suo confessore, un padre dell’ordine di San Francesco di Paola, che aveva con sé in casa il quadro dell’Immacolata Madre di Dio; per consiglio di detto padre, l’immagine venne trasportata al convento di Gesù e Maria della città dell’ordine francescano, e subito, miracolosamente, Agatio riacquistò udito e vista. Da questo racconto del canonico Basoino sappiamo che la sacra Icona della Madonna di Capocolonna giunse a Crotone dal mare. Innumerevoli sono le grazie di cui è stata larga dispensatrice nelle tristi epoche, dai devastanti terremoti all’epidemia del colera fino alle numerose siccità, ed altre calamità che mietevano nei luoghi circostanti e lontani con falce inesorabile le vite umane, infondendo desolazione e terrore. Crotone, messa sotto il palladio della Vergine, non ebbe alcuna vittima e fu liberata da disastri toccati ad altri luoghi. Fu tutta opera di Maria di Capo delle Colonne che seppe trattenere i fulmini della divina giustizia e spiegare sui Crotonesi la sua amorevole ed efficace protezione. Da tempo l’Augusta Immagine si tiene in grande devozione da parte del popolo Crotonese, per cui è stata instaurata così la pratica di portare in processione il Sacro quadro a Capocolonna ogni qualvolta si intende invocare le grazie nei momenti di avversità.

Rita A. Cardamone

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp