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Passeggiata serale per ammirare il Castello di Carlo V, sotto altre luci. Aperto dalle 20,00 alle 24,00
Posto sulla zona più alta della città, il Castello di Crotone domina tutto il territorio circostante e il tratto di mare che va da Punta Alice a Capo Colonna. Tale posizione tradisce una funzione essenzialmente difensiva ed in effetti sarebbe forse più corretto parlare di fortezza militare che di castello; fortezza, inoltre, non di poco conto, dal momento che era considerata nel passato, assieme a quella di Reggio Calabria, la più rilevante della regione: “la plus importante […] que ay en el Reyno”, secondo quanto scriveva il Viceré di Napoli a Sua Maestà nel 1541. Al pari di altre fortificazioni calabresi, essa conserva caratteristiche tipicamente strategico-militari, indispensabili in una regione che, ponte d’accesso all’Italia, fu sempre soggetta all’attacco degli arabi e dei turchi. La struttura unitaria visibile oggi è il frutto di rifacimenti risalenti in prevalenza alla fine del XV e al XVI secolo ma la sua origine risale a diversi secoli prima. Pur nell’incertezza e nelle lacunosità delle fonti d’archivio, alcune date rimangono capisaldi nel percorso cronologico che la riguarda. Il colle sul quale sorge è il medesimo dell’Acropoli greca e fu fortificato nei periodi successivi tanto da riuscire a resistere ad un assedio saraceno nell’840 d.C. Dopo la ricostruzione delle mura della città nell’XI secolo, il castello risulta essere tra i settantacinque nominati nel “Registro delle terre dei vassalli” del Re normanno Ruggero II e riedificato per suo volere, in seguito all’incorporazione della città nel demanio del regno (1130). Sotto il dominio Svevo, Federico II di Hohenstaufen, dedicò un grande interesse al sistema difensivo imperiale (rinforzando e ampliando le vecchie fortificazioni normanne) avendo molta cura del castello di Crotone, dotandolo di una singolare e rigorosa geometria pentagonale (mantenuta e migliorata fino alla tarda età Angioina), con cinque distinte torri poste agli angoli, alcune ancora visibili con i suoi peculiari archetipi, denominate Mamunella, Barbacana, Triangula, Thesauro, Turricella e la Turris Palatii – probabilmente la Torre Marchesana – posta in posizione elevata nella parte centrale. Di tali torri si fa poi menzione in un documento risalente al 1270, sotto quello che era già, dunque, governo di Carlo D’Angiò, il quale assegnava ai vari feudatari dell’epoca il compito di ripararle. Il 1284 è l’anno che vede diventare castellano Pietro, dell’antica famiglia dei Ruffo di Catanzaro, che, fra alterne vicende, rimarrà feudataria della città fino agli anni trenta del Cinquecento. Nel Quattrocento Crotone appartiene all’avventuroso Marchese Antonio Centelles di Ventimiglia, che lo acquistò assieme alla dote della moglie Enrichetta, discendente dei Ruffo. Nello scontro tra questi e la casa d’Aragona, si arriva ad uno degli assedi più duri che la città ricordi. Nel 1444 il castello è soggetto ad un durissimo assedio durato un intero mese, alla fine del quale e solo grazie alla defezione degli stessi cittadini, Alfonso D’Aragona riesce finalmente ad espugnarlo e toglierlo al Centelles, donando la demanialità alla città. Con gli aragonesi, la fortezza viene portata allo stato attuale e dotata di due massicci torrioni, tutt’oggi in piedi, denominati Torre Comandante e Torre Aiutante. Successivamente si aggiunsero i due imponenti bastioni poligonali così detti, ‘a lancia’, il San Giacomo e il Santa Caterina. Il castello di Crotone è, infatti, un perfetto esempio della transizione dalle vecchie alle nuove tipologie costruttive delle architetture militari. Già nelle due torri è visibile il passaggio dalla difesa di tipo medievale detta “piombante” a quella successiva, più moderna, detta “radente”, dovuto all’introduzione, e all’evoluzione, delle armi da fuoco. Di quella che era quasi una vera e propria cittadella con i suoi abitanti, formati dal castellano e dai soldati di stanza fissa con le loro famiglie, oggi non rimane molto. I numerosi terremoti e le demolizioni fatte nel corso dei secoli hanno ridotto notevolmente la superficie abitativa del castello. Su una superficie di 14.400 mq complessivi solo 2.400 circa sono coperti. Molto suggestivi risultano i camminamenti, che si snodano all’interno delle cortine e che collegavano le diverse strutture del castello. Nonostante i numerosi mutamenti, il castello conserva ancora oggi gli ambienti delle torri e quelli più vasti dei bastioni San Giacomo e Santa Caterina che, seppur ristrutturati nel 1993, mantengono intatto il fascino legato alla ricostruzione ideale della loro storia fatta di secoli di guerre, di assedi e di prigionie.
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