Con “Tibi e Tascia” la Rubbettino inizia la pubblicazione della “opera omnia” di Saverio Strati.

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La Casa editrice “Rubbettino” lo aveva annunciato nello scorso mese di novembre, adesso la promessa prende forma. Presto pubblicati e pronti per i lettori quattro romanzi di Saverio Strati con cui gli Editori di Soveria Mannelli, nella Presilia catanzarese, inizierà la pubblicazione della “opera omnia” di Saverio Strati, fra i maggiori scrittori calabresi ed italiani del Novecento, nato a Sant’Agata del Bianco nel 1924 e morto a Scandicci,in provincia di Firenze, nel 2014.


“Saverio Strati – spiegava nel 2019 la Rubbettino – fu un autore molto prolifico. I suoi scritti hanno sempre avuto come tema la Calabria e i calabresi, segno di un amore profondo e contraddittorio con la sua terra che amava visceralmente ma dalla quale forse non fu mai adeguatamente ricambiato”.


Abbandonati gli studi subito dopo la scuola elementare per fare il muratore, poté proseguirli solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Suo nume tutelare fu il critico Giacomo Debenedetti, che Strati conobbe durante gli studi universitari a Messina. Sarà lo stesso Debenedetti a presentare Strati a Mondadori, che pubblicò nel 1956 il suo primo libro, la raccolta di racconti “La Marchesina”.
Con il romanzo “Il selvaggio di Santa Venere”, tra le prime opere di narrativa ad affrontare il tema della ‘ndrangheta, Strati vinse il Premio Campiello nel 1977. La giuria era presieduta dallo scrittore Piero Chiara.


Con la pubblicazione della “Opera Omnia” dalla Rubbettino, che negli scorsi anni aveva pubblicato fra le altre anche quella di Mario La Cava, quella Calabria spesso poco attenta nei confronti dei propri figli migliori, viene quanto meno consentita la possibilità per numerosi lettori di avvicinarsi alle pagine di Strati ed alle sue descrizioni appassionate della sua terra.
Che però la Calabria fosse stata parca di attenzione con lo Scrittore, lo stesso ne aveva amara coscienza, confidando al giornalista Matteo Cosenza che i Calabresi nei suoi confronti “non sono stati bravi”.


” Quando uscivano i libri, che sono tradotti in Inghilterra, Germania, Cecoslovacchia e tanti altri paesi, non li leggevano. Fecero lo stesso con Alvaro. Trecento-quattrocento copie. E io trattavo problemi sociali e non poesia, anche se puoi fare poesia rendendo il personaggio vivo come se l’autore non esistesse”.
Francesco Rizza

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