Catanzaro: la chiusura del Convento cappuccino? Una vendetta contro la città. Continua la protesta del comitato civico.

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Benché sulla facciata della chiesa del Monte, nel centro storico di Catanzaro sia riportata la data del 1728, fonti storiche attestano che la stessa chiesa con l’annesso convento dei Cappuccini risalga al XVII secolo. Il culto verso i defunti, già presente in città intorno al XV secolo attraverso una cassa di contribuzione sostenuta da alcuni notabili della città in un locale presso la chiesa di S. Maria di Mezzogiorno, portò intorno alla prima metà del ‘600 alcuni governatori del Monte, D. Mario Sersale, D. Decio Scoglio e D. Vincenzo de Cumis e il cassiere Vitaliano Abbate a riconoscere di avere necessità di un oratorio dove officiare “la celebrazione dei suffragi ed esplicare in forma pubblica legittima la pia istituzione.


E i Governatori del tempo D. Fortunato de Nobili e D. Giannantonio de Paula con istrumento per Notar Giuseppe Orlando del 5 luglio 1630, comprarono dalle nobildonne Giovanna ed Eleonora Morano il palazzo sito nei limiti della Parrocchia di S. Maria De Meridie, denominato de Chiccu Morano e demolita una parte del detto Palazzo, i Governatori fecero costruire una vasta Cappella dedicata alle Anime del Purgatorio, dove impiantarono la Cassa del Monterei Morti, alla quale affluirono gli iscritti dietro contribuzione annuali di trenta grana”.
I giornali calabresi ne parlano da tempo, registrando il malcontento dei fedeli, ma entro il 31 di questo mese di agosto i Frati Minori Cappuccini lasceranno il proprio convento nel Capoluogo calabrese.


“In questi ultimi pochi giorni che precedono la data del 31 agosto , sentiamo il bisogno di comunicare alla città il nostro sconforto per avere perso, nonostante il costante e disinteressato impegno, una battaglia di civiltà e di amore verso la nostra città. Una battaglia che abbiamo combattuto fin dove le nostre forze ce lo hanno permesso, spesso trovandoci soli, quasi sempre nell’indifferenza di una cittadinanza sonnolenta e priva di scatti d’orgoglio e con il solo appoggio dell’assessore comunale Danilo Russo e del Consiglio comunale, da noi richiesto e sollecitato” .


È questo un passaggio dei più imtensi del messaggio con cui un comitato cittadino, ancora in queste ultime settimane, sta chiedendo che i figli spirituali del Serafico d’Assisi non lascino Catanzaro ed il suo storico convento. “Catanzaro – si scrive nella petizione – ha vissuto più volte l’angosciante esperienza degli scippi e delle spoliazioni, spesso per l’insipienza degli amministratori di casa che non hanno saputo o voluto opporsi agli attacchi sferrati dagli altri territori che, di volta in volta, hanno agito per accaparrarsi uffici, funzioni, competenze e prerogative del Capoluogo di regione. Chi non ricorda, ad esempio, l’ultimo grave scippo del patrimonio culturale della compianta Emilia Zinzi, traslocato in quel di Cosenza grazie alla mancanza di proposte valide degli amministratori cittadini”.


A ben vedere non è la semplice chiusura del convento, ad alcuni anni dal trasferimento della Curia generalizia che gli stessi Cappuccini hanno spostato a Lamezia, ad inquadrare il comitato dei fedeli. “Ora che tutto si è compiuto -si aggiunge -ora che qualche lingua comincia a sciogliersi, iniziano a trapelare particolari inquietanti che raccontano di un disegno ben architettato e, come nei più tradizionali intrighi di Chiesa, c’è anche chi sostiene che alcuni frati del Capitolo Provinciale abbiano portato a compimento una vendetta ai danni di Catanzaro”.
“Si interroghi Catanzaro – conclude la nota – si interroghino i politici, gli ordini professionali, i club, i circoli, i clan e qualcuno dice le logge sul perché questa città è diventata sempre più un luogo di partenze e non di approdi, sul perché questa città va perdendo inesorabilmente la sua identità storica, finanche il suo pluralismo religioso. Si interroghino perché il volto del Capoluogo di regione diventa sempre più insignificante”
Francesco Rizza

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