Calabria preziosa: Riappare nell’alto Jonio cosentino il corallo rosso.

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La natura calabrese non finisce mai di sorprenderci per la propria ricchezza. Ad un secolo dalla propria scomparsa dal nostro territorio, a 100 metri di profondità, e’ riapparso nel mare di Amendolara, nell’alto Jonico cosentino il corallo rosso.
“E’ stata una scoperta emozionante”, racconta Silvestro Greco, direttore della nuova della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli.

“Non ce l’aspettavamo. Avevamo organizzato una campagna oceanografica mirata alla mappatura di quei fondali utilizzando un sofisticato ecoscandaglio che permette una valutazione visiva mediante immagini raccolte con un Rov, un Remotely Operated Veichle. All’improvviso, a un centinaio di metri di profondità, è apparso uno stupendo banco di corallo rosso. Un fatto di rilevante importanza scientifica perché nell’alto Ionio calabrese non era mai stata segnalata la sua presenza”.


Dai sumeri ai fenici il corallo rosso ha segnato la storia del Mediterraneo. E ora, a un secolo dalla grande razzia che lo ha fatto scomparire da buona parte dei nostri mari, è riapparso in Calabria, nell’alto Ionio. Un Rov, un robot teleguidato dotato di telecamere ad alta definizione, si è tuffato raggiungendo i 100 metri di profondità e lì, sulla secca di Amendolara, ha trovato la sorpresa.


Come evidenziano i naturalisti, è stato il ventesimo secolo a creare una situazione di penuria. Il corallo è stato utilizzato probabilmente già nella preistoria. Le prime testimonianze storiche sono emerse dagli ornamenti nella tomba di una dea sumerica, dai reperti archeologici trovati in Sicilia, Sardegna, Siria. I Romani, invece, lo usavano come sostanza medicinale per lenire vari dolori, mentre i celti lo utilizzavano per ornare le briglie dei loro cavalli.


“La nostra scoperta è un segnale di speranza, di resilienza del sistema marino”, continua Greco. “Ma ora si tratta di difendere il corallo rosso dall’inquinamento che lo minaccia. Ad esempio in Calabria il sistema fluviale ha un andamento fortemente torrentizio: le fiumare vanno tenute pulite dalla plastica che le invade. Così come, a livello nazionale ed europeo, bisogna frenare le microplastiche. Il fatto che il mare abbia ancora capacità di conservare i suoi tesori è un buon incoraggiamento”.
Francesco Rizza

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