Al via a Carlopoli (Cz), il restauro dell’ Abbazia di Corazzo.

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Grazie ad alcuni fondi eruopei, sta’  per partire un importante intervento di restauro della Abbazia di Corazzo, nella valle del fiume Corazzo a Carlopoli cittadina posta al confine delle province di Catanzaro e Cosenza. A rediggere il progetto preliminare Pasquale Lopetrone responsabile del patrimonio architettonico della Soprintendenza archeologica per Catanzaro, Cosenza e Crotone, storico, saggista e collaboratore della nostra rivista.

. Dalla tabella di marcia si apprende che, se non ci saranno intoppi, entro la fine del 2021 l’opera di restauro dovrebbe esser completata. “Si tratta – spiega Lopetrone  intervistato dal prestigioso “Il Sole 24 Ore” –  di un intervento di tipo conservativo ma allo stesso tempo innovativo, poiché mira alla cristallizzazione dei ruderi, alla loro messa in sicurezza e alla valorizzazione di alcuni spazi contigui» ha spiegato Lopetrone illustrando il restauro a Carlopoli, un piccolo comune della Presila catanzarese nel cui territorio si trova l’abbazia considerata un gioiello del patrimonio storico-culturale non solo dell’area tra Lamezia Terme e l’Appennino silano ma dell’intera regione”.

Il restauro  costerà 1,2 milioni di euro finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e sarà concentrato sulla parte più recente dell’intero complesso, le cui parti più antiche risalgono all’XI secolo (nel 1060 la fondazione). Riguarderà in particolare la chiesa e i contrafforti ad arco, posti sul lato nord tra il XVII e il XVIII secolo, probabilmente per sostenere le mura ferite dai terremoti.

Il progetto ha una parte davvero innovativa:  gli spazi sotto i contrafforti che saranno resi utilizzabili, dopo lo scavo e la rimozione dei materiali alluvionali che si sono accumulati nei secoli, grazie alla posa di un pavimento in legno, sopraelevato, che potrà essere rimosso in qualsiasi momento per ulteriori scavi archeologici. Pareti in cristallo e tetto in legno lamellare creeranno un piccolo e suggestivo ambiente polivalente, utilizzabile come museo dell’abbazia o sala per i visitatori e per gli incontri per le scuole. Per evitare ulteriori crolli, sempre in chiave conservativa, saranno consolidate anche le altre parti della chiesa, nella quale uno spesso strato di terra e pietre potrebbe nascondere l’antico pavimento.

 La storia dell’ abbazia di Santa Maria di Corazzo prima benedettina e quindi cistercense. è egata a filo doppio con quella di Gioacchino da Fiore, monato, teologo e filosofo italiano fra i più noti del XII secolo. Il Frate celichese, ispiratore con i suoi scritti di numerosi filosofi a lui successivi, proprio a Corazzo divenne monaco, divenne abate e scrisse alcune delle opere che lo resero famoso fino ai nostri giorni. Successivamente,  l’abate Gioacchino che nel “Paradiso” della sua “divina Commedia” Dante Alighieri definisce “di spirito profetico dotato”  si staccò, definitivamente da Corazzo trasferendosi prima in un porto di quiete chiamato Pietralata, per poi ascendere in Sila nella primavera del 1189 dove fondò a San Giovanni in Fiore una nuova congregazione religiosa: l’Ordine florense che fu approvato da Celestino III nel 1196.

Proprio per questo l’Abbazia di Corazzo è da alcuni anni inserita nelle “Camminate florensi” organizzate da alcune Associazioni per esaltare la conoscenza del luogo fra i turisti e studiosi  affascinati del Medioevo calabrese.

Francesco Rizza

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